Immagina un regno in cui l'odore del caffè in tostatura che esce dalla tua cucina può far bussare alla tua porta uomini in uniforme. Tra il 1781 e il 1787 questa era la vita di tutti i giorni in Prussia, dove Federico II (Federico il Grande) fece della tostatura un monopolio reale e scatenò sui sudditi un corpo di «annusatori di caffè». Questa storia vera, quasi assurda, mostra come il caffè sia diventato in Europa una bevanda popolare: amata, tassata e controllata.

Il caffè nella Prussia del XVIII secolo: da lusso a bevanda quotidiana

Al termine del suo lungo viaggio intorno al mondo, il caffè arrivò in Germania come prodotto di lusso. La prima caffetteria tedesca, lo «Schütting», aprì a Brema nel 1673 ed esiste ancora; altre seguirono ad Amburgo, Lipsia e Monaco, ma solo i ricchi potevano permettersi una tazza. Federico Guglielmo I, padre di Federico II, arrivò a classificare il caffè tra i beni di lusso, insieme a cioccolato, tè, vino spumante e sorbetti di frutta.

A metà del XVIII secolo la maggior parte dei prussiani beveva caffè regolarmente, e offrirne una tazza era considerato un particolare segno di rispetto. Il caffè d'importazione aveva via via sostituito le bevande prodotte sul posto. Ma la Prussia non aveva colonie in cui si coltivasse il caffè: ogni chicco veniva comprato verde dai vicini. Secondo Coffee: A Comprehensive Guide, la Germania «era arrivata tardi al caffè», frenata da sovrani come Federico il Grande, che volevano proteggere un prodotto nazionale: la birra.

Dalla tassa sul lusso al monopolio della tostatura (1763-1781)

La guerra dei Sette anni (1756-1763) lasciò vuote le casse prussiane. Federico II rispose con una tassa sul lusso pari al 150% del prezzo di vendita del caffè. Per una donna che lavorava in una filanda, una sola tazza costava ormai un'intera giornata di paga.

I suoi sudditi, sosteneva il re, potevano bere invece la zuppa di birra (Biersuppe), un piatto umile mangiato da tempo dai poveri. Era più sana, diceva, e finanziava i birrifici locali, mentre il caffè faceva uscire valuta dal paese. Gli obiettivi dichiarati erano risanare le finanze pubbliche, fermare la fuga di valuta e proteggere i birrai prussiani e i produttori di cicoria, il surrogato locale. Federico II voleva inizialmente vietare del tutto il caffè e sostituirlo con la cicoria.

Un divieto totale fu giudicato impraticabile: la popolazione ne era diventata piuttosto dipendente. Nel 1781 il re istituì un monopolio sulla tostatura del caffè: un decreto stabiliva che solo i torrefattori di Stato potevano tostare il caffè, il che di fatto vietava la tostatura privata. Coffee: A Comprehensive Guide aggiunge che Federico istituì monopoli di Stato sia sull'importazione sia, più tardi, sulla tostatura, una preziosa fonte di entrate per l'erario.

Il decreto esentava aristocrazia, alti funzionari, clero, industriali e altri cittadini privilegiati: in breve, il divieto valeva solo per la gente comune. I mercanti autorizzati ne approfittarono per gonfiare i prezzi.

I Kaffeeriecher: 400 nasi in uniforme

Per far rispettare il monopolio, Federico II assunse 400 veterani invalidi della guerra dei Sette anni. In tedesco erano chiamati Kaffeeriecher o Kaffeeschnüffler, «annusatori di caffè», e furono in servizio dal 1781 al 1787. Il loro compito era letteralmente fiutare l'aroma dei chicchi tostati illegalmente e individuare il caffè di contrabbando, tostato o già in tazza.

Indossavano l'uniforme militare e potevano perquisire qualsiasi persona o abitazione «da cui provenga odore di caffè». Chi veniva sorpreso con caffè illegale pagava una multa salata. Oltre a uno stipendio vantaggioso, gli annusatori tenevano un quarto della multa per ogni colpo andato a segno. Zelantissimi, furono ben presto odiati dalla maggior parte della popolazione.

Questo video in lingua francese si apre con una scena romanzata ambientata nel 1785, prima di raccontare tutta la storia:

Contrabbando, surrogati e il precedente dell'Assia-Kassel

Gli annusatori sentivano l'odore della tostatura, ma non quello dei chicchi verdi, praticamente impossibili da individuare prima di passare sul fuoco. Molti prussiani si limitavano a comprare caffè verde; alcuni abbandonarono il proprio mestiere per un redditizio contrabbando. Altri ripiegarono su surrogati a base di grano, mais o fichi secchi, accanto alla cicoria e alla zuppa di birra del re.

La Prussia non era sola, e il caffè aveva già conosciuto dei divieti. Il langraviato d'Assia-Kassel aveva vietato il caffè nel 1766. Poiché la gente continuava a berlo, il suo sovrano, Federico II d'Assia-Kassel (da non confondere con il suo omonimo prussiano), inasprì le leggi nel 1774 e nominò funzionari incaricati di scoprire chi tostava o beveva caffè in casa: anche l'Assia-Kassel aveva i suoi annusatori di caffè.

1787: la fine del monopolio

Il mercato del caffè restò in mano alla corona fino alla morte di Federico, nel 1786. Un anno dopo, nel 1787, il monopolio di Stato fu abolito e il corpo degli annusatori sciolto. Bere caffè tornò legale e smise di essere un privilegio riservato a un'élite. La rabbia che gli annusatori avevano suscitato durò fino al primo quarto del XIX secolo.

Con i primi passi dell'industrializzazione, il caffè divenne sempre più una bevanda per tutti: i più poveri lo usavano per restare svegli durante le lunghe ore in fabbrica e come sostituto della birra o del cibo. Il Kaffeeklatsch, il ritrovo delle donne nel pomeriggio per caffè, torta e chiacchiere, si diffuse in tutti i ceti.

Aneddoti e leggende

Gli annusatori di parrucche

Nessun funzionario era detestato quanto gli annusatori di caffè, a parte gli annusatori di parrucche (Perückenschnüffler), che controllavano che le parrucche indossate dai cittadini fossero in regola.

Un proibizionismo prussiano?

Con il contrabbando che cresceva di giorno in giorno, la situazione ricorda il Proibizionismo degli anni 1920 e 1930, solo che qui la bevanda proibita era il caffè.

In sintesi

Il monopolio di Federico durò sei anni, e i Kaffeeriecher potevano fare il loro lavoro solo perché la tostatura si tradisce da sé: produce esalazioni e fumo, e vicino ad abitazioni o attività commerciali l'abbattimento dei fumi diventa importante. Chi tosta il caffè in casa lo sa bene. James Hoffmann consiglia di tostare in un ambiente ben ventilato, e Len Brault suggerisce un apparecchio con abbattimento dei fumi, abbinato a una buona ventilazione verso l'esterno, come una cappa da cucina o una finestra aperta con un piccolo ventilatore. L'odore dà fastidio ai vicini, che possono presentare «esposti per molestie»: Scott Rao racconta un lungo conflitto, stressante e costoso, con i vicini della sua prima torrefazione, anche se tostava solo lotti da 9 kg, 10 ore a settimana. Oggi nessuno ti fa la multa, ma il naso della porta accanto è ancora in servizio.